Il presidente di Cia-Agricoltori Italiani presidieremo la fase attuativa per tutelare produttori e cittadini competitività e salute
La qualità del Made in Italy agroalimentare non è negoziabile. È su questo principio che Cia-Agricoltori Italiani valuta l’evoluzione dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur. Il presidente nazionale Cristiano Fini accoglie positivamente la discesa della soglia di salvaguardia al 5 per cento, richiesta avanzata dall’organizzazione, ma ribadisce che il via libera definitivo resta legato alla parità di regole e condizioni e a controlli rigorosi, all’altezza degli standard produttivi e sanitari garantiti dagli agricoltori e allevatori europei.
Reciprocità ancora da costruire
Secondo Fini, la partita sulla reciprocità è tutt’altro che chiusa. Le risposte arrivate dall’ultimo Agrifish, frutto delle pressioni del mondo agricolo e del lavoro delle istituzioni, restano per ora un elenco di promesse e di proposte annunciate. Per Cia non bastano le intenzioni. L’Italia, sottolinea il presidente, deve continuare a presidiare l’accordo come fatto negli ultimi mesi, mantenendolo separato da dinamiche geopolitiche che rischiano di indebolire l’Europa.
Clausole automatiche e controlli stringenti
La sfida è complessa e richiede un regolamento dettagliato e vincolante. Per Cia è essenziale che, a fronte della soglia del 5 per cento di variazione prezzo-volume, sia prevista l’attivazione automatica della clausola di salvaguardia. Al tempo stesso, i controlli sulle importazioni devono andare ben oltre la metà dei prodotti in ingresso e garantire un allineamento rigoroso agli standard produttivi e fitosanitari europei, con l’obiettivo di ridurre allo zero tecnico i residui nei prodotti più sensibili, come la frutta.
Carne e riso sotto osservazione
Un’attenzione particolare è rivolta alle importazioni di carne e riso. Per Fini non è accettabile che nei mercati europei entrino prodotti ottenuti con sostanze o metodi vietati nell’Unione o in quantità tali da danneggiare il mercato interno. La posta in gioco riguarda direttamente la salute dei cittadini e la tenuta economica delle aziende agricole, già sottoposte a regole stringenti e costi elevati.
Opportunità per l’export e tutela delle Dop
Cia riconosce da sempre che il Mercosur può rappresentare un’opportunità per alcuni comparti di punta dell’export agroalimentare, in particolare vini e formaggi, con un valore potenziale per l’Europa vicino ai cinque miliardi e una crescita per il Made in Italy superiore al mezzo miliardo. Un orizzonte che diventa ancora più interessante se si rafforza la protezione delle Dop e delle Igp italiane.
Prezzo giusto e cultura del cibo
Sul fronte interno, per Fini è possibile alzare ulteriormente l’asticella della protezione e della promozione. È strategico intervenire sul giusto prezzo da riconoscere ai produttori, avviare campagne sulla cultura del cibo buono e sano e valorizzare il lavoro degli agricoltori. Gli accordi commerciali, conclude il presidente, hanno senso solo se creano efficienza, competitività e vantaggi reciproci. Il tempo per correggere il tiro è quello del confronto con il Parlamento europeo e i ventisette governi. Su questo terreno Cia annuncia che continuerà la propria mobilitazione.