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La IX Assemblea di CIA-Agricoltori Italiani a Roma rielegge all’unanimità il presidente Fini. I sondaggi confermano: 9 italiani su 10 temono il dissesto, ma riconoscono nell’agricoltura la prima difesa. Presente anche Mario Grillo, presidente nazionale di Turismo Verde.

Si è tenuta il 7 maggio 2026 presso l’Auditorium Antonianum di Roma la IX Assemblea elettiva nazionale di CIA-Agricoltori Italiani, sotto il titolo “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”. La giornata ha sancito la rielezione all’unanimità di Cristiano Fini alla presidenza della confederazione, riconfermando la linea di un’organizzazione che mette al centro il reddito agricolo, la gestione del territorio e il rilancio delle aree interne.

Fini riconfermato all’unanimità: “La sovranità alimentare è la base della libertà”

Imprenditore vitivinicolo 54enne di Castelfranco Emilia, nel Modenese, Cristiano Fini guida CIA dal 2022, dopo aver presieduto CIA Emilia-Romagna e CIA Modena. La conferma del secondo mandato è arrivata con voto unanime dell’assemblea, segno di una leadership consolidata in un momento di forte pressione sul settore: crisi climatica, instabilità dei mercati, tensioni geopolitiche internazionali.

Nel suo intervento, Fini ha tracciato le priorità con parole nette: “In un tempo segnato da guerre, crisi climatiche e tensioni economiche globali, l’agricoltura non è un settore marginale, ma un pilastro della sicurezza nazionale.” E ancora: “La sovranità alimentare è la base della libertà di un popolo: un popolo che non può sfamarsi è un popolo ricattabile.”

Quattro i grandi assi programmatici del secondo mandato: il riequilibrio del reddito agricolo lungo la filiera agroalimentare; un piano per il clima e la gestione dell’acqua con le “100 Buone Opere” e la Carovana dell’Acqua; il rilancio delle aree interne come diritto a restare e diritto ai servizi essenziali; la difesa della Politica Agricola Comune europea con bilancio stabile e regole eque.

9 italiani su 10 temono il dissesto: e indicano l’agricoltura come scudo

L’assemblea è stata arricchita dalla presentazione di due ricerche demoscopiche che offrono una fotografia precisa del rapporto degli italiani con il cibo e con il territorio. Il primo sondaggio rivela che il 91% dei cittadini è preoccupato per frane, alluvioni e dissesto idrogeologico, con il 75% convinto che il rischio sia peggiorato negli ultimi anni. Dato ancora più significativo: l’89% degli intervistati riconosce nell’abbandono delle aree agricole uno dei fattori principali dell’aumento del rischio, e oltre l’80% è concorde nel ritenere che sostenere gli agricoltori significhi investire nella sicurezza collettiva.

Gli italiani identificano nel presidio agricolo del territorio un ruolo concreto e misurabile: manutenzione del suolo (58%), cura attiva del paesaggio (54%), presidio delle aree fragili (42%). Su queste basi Fini ha proposto di riconoscere formalmente l’agricoltore come “manager del territorio”, con una remunerazione pubblica per i servizi collettivi che ogni giorno svolge, e ha avanzato l’idea di una “scuola permanente dell’agricoltore” con meccanismi di staffetta intergenerazionale per avvicinare le nuove generazioni alla terra.

Made in Italy amato, ma i rincari frenano la spesa

Il secondo sondaggio affronta il tema della spesa alimentare. Il 51% dei consumatori sceglie i prodotti alimentari avendo come criterio principale l’origine italiana, davanti al prezzo (41%) e alla stagionalità/chilometro zero (34%). Tuttavia, l’89% degli italiani ha percepito i recenti rincari alimentari e quasi la metà — il 48% — ha già modificato le proprie abitudini di acquisto. Il dato generazionale è netto: il 62% degli over 55 privilegia l’origine italiana, contro il 35% dei giovani tra 18 e 24 anni.

“I consumatori riconoscono la qualità del prodotto italiano, ma il sistema non riesce ancora a garantire che questo valore si traduca in un prezzo giusto lungo tutta la filiera”, ha dichiarato il presidente Fini. Il 52% degli intervistati ritiene inoltre che l’Italian Sounding — la contraffazione del brand Italia all’estero — danneggi concretamente l’immagine e le vendite dei prodotti nazionali.