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Fini: “La crisi climatica colpisce tutta l’Europa. Serve una vera strategia Ue, con nuovi strumenti e risorse adeguate a partire dalla prossima Pac”

Oltre 2 miliardi di euro di danni tra perdite nei campi e ore di lavoro compromesse, con rese agricole che rischiano di scendere mediamente del 15% rispetto agli ultimi cinque anni. È il pesante bilancio dell’estate tracciato da Cia-Agricoltori Italiani, che torna a chiedere un cambio di passo nelle politiche europee contro la crisi climatica.

Per la Confederazione non è più possibile continuare a intervenire soltanto sulle emergenze: occorrono strumenti strutturali capaci di proteggere produzioni, redditi e tenuta economica delle aziende agricole.

Caldo estremo e siccità colpiscono le produzioni

In Italia, tra luglio e agosto, le temperature massime hanno superato i 35 gradi per circa due giorni su tre, mentre nel Nord-Ovest le precipitazioni da luglio sono risultate inferiori di quasi il 50% rispetto alla media stagionale.

Una combinazione di temperature elevate e scarsità d’acqua che ha investito le colture nelle fasi più delicate dello sviluppo. Le previsioni sulle rese complessive riportano il settore verso livelli paragonabili a quelli registrati nelle annate particolarmente difficili del 2003 e del 2022.

Tra le colture maggiormente penalizzate figura il mais da granella, con una contrazione stimata del 18% e punte che, in alcuni territori lombardi, potrebbero raggiungere il 50%. Per la soia il calo previsto è del 26%, mentre il pomodoro nel Sud Italia potrebbe registrare una flessione del 16%.

Situazioni critiche vengono segnalate anche per il riso, soprattutto in aree produttive come Lomellina e Baraggia.

Emergenza climatica in tutta Europa

Il problema non riguarda soltanto l’Italia. In tutta Europa si prospettano raccolti sensibilmente inferiori alle medie storiche per cereali, semi oleosi, frutta, ortaggi e vino.

Nelle aree agricole prive di sistemi irrigui, le perdite di resa potrebbero arrivare addirittura al 50%.

Le conseguenze si stanno facendo sentire anche sulla zootecnia. La minore disponibilità di foraggi e mangimi aumenta le difficoltà degli allevamenti, mentre il caldo record sta provocando nei bovini una riduzione della produzione quotidiana di latte compresa tra uno e tre litri per capo.

Un quadro che, secondo Cia, dimostra come gli effetti della crisi climatica siano ormai trasversali e destinati a incidere sull’intera filiera agroalimentare.

Cia: “L’adattamento climatico diventi centrale nella nuova Pac”

Per Cia-Agricoltori Italiani serve una strategia europea organica e di lungo periodo, capace di superare l’approccio emergenziale e di mettere l’adattamento ai cambiamenti climatici al centro delle politiche agricole comunitarie.

La Confederazione chiede che già nella Pac post 2027 vengano previste risorse più flessibili, strumenti di gestione del rischio più rapidi ed efficaci e maggiori investimenti nella ricerca, nelle varietà agricole resilienti, nelle infrastrutture irrigue e nella gestione delle risorse idriche.

Prime indicazioni potrebbero arrivare dal prossimo Consiglio informale Agrifish di Dublino.

“Questa estate ci ha consegnato l’ennesima prova della crisi climatica”, ha dichiarato il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini. “Non è più solo una questione di raccolti: sommata al forte aumento dei costi di fertilizzanti ed energia, rappresenta un rischio per l’economia, per la produzione e la sicurezza alimentare, oltre che un fattore inflazionistico destinato a farsi sentire anche nei mesi a venire”.

“Bisogna mettere gli agricoltori nelle condizioni di prevenire i rischi del cambiamento climatico e non soltanto di affrontarne le conseguenze -ha concluso Fini-. Servono strumenti nuovi e risorse adeguate per accompagnare davvero le imprese nell’adattamento”.

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