Secondo l’associazione, aumentare del 10% la copertura delle chiome può ridurre la temperatura media di circa 0,8 °C. Il verde urbano indicato come infrastruttura essenziale contro il cambiamento climatico
Portare la copertura arborea urbana al 30% può abbassare la temperatura dell’aria fino a 1,5 °C nelle aree più esposte al caldo estremo. È quanto evidenzia l’Associazione Florovivaisti Italiani-Cia, che richiama l’attenzione sul ruolo strategico del verde urbano nelle politiche di adattamento climatico.
Secondo i dati diffusi dall’associazione, un aumento del 10% delle chiome degli alberi garantisce cali medi della temperatura di circa 0,8 °C. Al contrario, le aree prive di alberature hanno fino a cinque volte più probabilità di superare le soglie critiche di stress termico, soprattutto nelle ore pomeridiane, quando le temperature raggiungono i livelli più elevati.
Il verde come infrastruttura di raffrescamento pubblico
Di fronte all’intensificarsi delle ondate di calore, i Florovivaisti Italiani-Cia chiedono che il verde sia riconosciuto come una vera infrastruttura di raffrescamento pubblico, da inserire stabilmente nelle strategie climatiche delle città e delle aree rurali.
“Il condizionatore d’aria offre un sollievo immediato, ma sposta solo il problema all’esterno”, ricorda Emanuela Milone, presidente dei Florovivaisti Italiani-Cia. Un uso massiccio della climatizzazione, infatti, contribuisce a riversare calore nelle strade, sovraccarica le reti elettriche e alimenta l’inquinamento che aggrava il surriscaldamento globale.
Mentre nelle città si cerca riparo negli ambienti chiusi, le imprese agricole e florovivaistiche continuano a lavorare in campo, senza possibilità di fermare attività produttive esposte ogni giorno a caldo estremo e scarsità d’acqua.
Florovivaismo, una filiera decisiva per il clima
L’associazione sottolinea come l’agricoltura venga spesso descritta soltanto come un settore impattante, dimenticando il contributo concreto del florovivaismo nella produzione e cura degli esseri viventi capaci di assorbire anidride carbonica, migliorare la qualità dell’aria e mitigare gli effetti del clima urbano.
Il verde, dunque, non può essere considerato un elemento decorativo o accessorio. Alberi, siepi, giardini, tetti vegetali e micro-oasi urbane rappresentano strumenti concreti per proteggere la salute dei cittadini, ridurre le isole di calore e rendere più vivibili le città.
Ferrini: «Investimento strutturale su salute e sostenibilità»
“La gestione del patrimonio arboreo non risponde a una semplice esigenza estetica, ma è un investimento strutturale sulla salute pubblica e sulla sostenibilità economica delle nostre città”, sottolinea il professor Francesco Ferrini, docente di Arboricoltura all’Università di Firenze.
L’Italia dispone di una filiera florovivaistica di eccellenza e di competenze scientifiche consolidate. Per l’associazione, queste risorse devono essere integrate in modo stabile nella pianificazione urbanistica, nei piani clima e negli interventi di rigenerazione delle aree urbane.
Le proposte: forestazione urbana, tetti verdi e gestione idrica
Tra le proposte avanzate dai Florovivaisti Italiani-Cia c’è la destinazione strutturale di una quota dei proventi del mercato europeo delle quote di emissione, l’ETS, a programmi di forestazione urbana diffusa.
L’associazione indica inoltre la necessità di promuovere micro-oasi verdi, tetti vegetali per l’isolamento passivo degli edifici e interventi capaci di ridurre il ricorso ai condizionatori. Centrale anche il tema della gestione idrica sostenibile, indispensabile per aiutare piante urbane e rurali a resistere ai periodi di siccità sempre più frequenti.
Per i Florovivaisti Italiani-Cia, il cambiamento climatico impone una nuova visione: le piante non sono un lusso, ma la materia prima viva con cui costruire lo scudo climatico delle città, proteggere la salute dei cittadini e sostenere una transizione ecologica realmente efficace.