Serve reciprocità piena su standard Ue e controlli rigorosi. Anche pochi casi critici minerebbero la fiducia dei consumatori. Allarme anche per i 680 milioni di export del riso
La mobilitazione degli agricoltori italiani
“Accetteremo l’accordo Mercosur solo alle nostre condizioni”. È il messaggio ribadito con forza dalla Cia-Agricoltori Italiani durante la manifestazione di oggi a Strasburgo, dove centinaia di agricoltori arrivati da tutta Italia hanno portato la loro protesta davanti alle istituzioni europee. A parlare è il presidente nazionale Cristiano Fini, che richiama il Parlamento europeo alle proprie responsabilità, avvertendo che senza reciprocità piena e controlli serrati l’agricoltura europea rischia conseguenze pesantissime.
Numeri che preoccupano l’agroalimentare europeo
Secondo l’analisi di Cia, lo scenario legato all’accordo Ue-Mercosur, così come attualmente configurato, presenta rischi strutturali rilevanti. Sono stimati circa 40 mila posti di lavoro a rischio nel comparto agroalimentare europeo, a fronte di squilibri produttivi e commerciali che potrebbero colpire duramente i produttori italiani. Per questo, sottolinea Fini, la Confederazione non intende fermarsi e chiede garanzie nero su bianco su standard produttivi, sanitari e ambientali equivalenti a quelli europei, oltre a clausole di salvaguardia rapide ed efficaci.
Zootecnia sotto pressione
Tra i settori più esposti spicca la zootecnia, pilastro dell’agroalimentare nazionale. In Italia la produzione di carni si attesta intorno ai 3,3 milioni di tonnellate, mentre i Paesi del Mercosur arrivano a 38,5 milioni di tonnellate, con un divario produttivo che evidenzia potenziali squilibri enormi. Attualmente l’import di carni dal Mercosur è limitato a 41 mila tonnellate, per un valore di 288 milioni di euro, ma con dazi ridotti o azzerati i margini di crescita dell’export sudamericano potrebbero comprimere i prezzi interni. Il rischio concreto è quello di mettere in difficoltà un comparto che in Italia vale circa 22,7 miliardi di euro, con stime che indicano, entro il 2040, un aumento del 25 per cento delle importazioni di carni suine e pollame.
Riso e ortofrutta tra i comparti sensibili
Anche risicoltura e ortofrutta risultano particolarmente vulnerabili. Oggi l’Unione europea importa dal Mercosur 39 mila tonnellate di frutta e verdura e circa 1.200 tonnellate di riso, quantitativi ancora contenuti ma destinati a crescere rapidamente in uno scenario di liberalizzazione. Sul riso, in particolare, pesa il valore dell’export italiano, che nel 2024 ha visto una produzione di 1.448.760 tonnellate e vendite all’estero pari a 680 milioni di euro intra-Ue e 187 milioni extra-Ue. Distorsioni competitive legate all’accordo potrebbero riflettersi non solo sul mercato interno, ma anche sulla capacità dell’Italia di difendere le proprie quote sui mercati internazionali.
L’allarme sui controlli e sulla sicurezza
Uno dei nodi centrali evidenziati da Cia riguarda la tenuta dei controlli sulle importazioni. Nel settore della carne bovina, ad esempio, audit europei hanno già messo in luce criticità nei sistemi di verifica, con casi di esportazioni non conformi per la presenza dell’ormone estradiolo 17-beta. Nonostante la sospensione volontaria delle esportazioni verso l’Ue da parte del Brasile, partite di carne irregolare sono comunque riuscite a raggiungere l’Italia. Più in generale, la Confederazione segnala inefficienze nei controlli, follow-up lenti e criticità nella catena del freddo, aggravate da infrastrutture e applicazioni normative disomogenee nei Paesi del Mercosur.
Il rischio fiducia per i consumatori
Per Cia il pericolo non è soltanto economico o settoriale, ma riguarda la fiducia dei consumatori. Anche pochi episodi negativi, seppur isolati, possono innescare diffidenza verso intere filiere come carni, ortofrutta e riso. Un danno reputazionale che rischia di travolgere le aziende del Made in Italy, che operano nel rispetto di norme europee molto più stringenti in materia di sicurezza alimentare, ambiente e benessere animale.
Difesa del futuro agricolo europeo
“Era impensabile non essere qui”, conclude Fini, sottolineando come la presenza a Strasburgo, insieme alle altre organizzazioni agricole europee, sia un atto dovuto per difendere il futuro del comparto agricolo. L’obiettivo resta quello di garantire cibo sano e sicuro ai cittadini e di imporre condizioni chiare in tutti gli accordi di libero scambio. Una battaglia che, avverte la Confederazione, si intreccia anche con quelle ancora aperte sul futuro della Pac, considerate decisive per la tenuta economica e sociale delle aree rurali europee.