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La Confederazione lancia l’allarme sui rischi per la sostenibilità economica delle imprese: senza correttivi si compromette la transizione energetica e la tenuta dei territori rurali

Ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese è un obiettivo necessario e condivisibile. Tuttavia, secondo Cia-Agricoltori Italiani, il Decreto-legge Bollette approvato dal Consiglio dei ministri, se confermato nella formulazione attuale, rischia di scaricare una parte significativa degli oneri sulle imprese agricole produttrici di biogas, mettendo a repentaglio la sostenibilità economica di un comparto strategico per la transizione energetica e per la stabilità dei territori rurali.

La Confederazione esprime forte preoccupazione per le misure contenute nel provvedimento, sottolineando come l’attuale impianto normativo introduca elementi di incertezza e compressione dei margini per le aziende agricole impegnate nella produzione di energia da fonti rinnovabili.

Prezzi Minimi Garantiti in scadenza e nuovi limiti produttivi mettono a rischio la sostenibilità economica

Uno dei nodi principali riguarda il Prezzo Minimo Garantito (PMG), che resta al momento l’unico riferimento certo per molte imprese, ma che è destinato a cessare per gran parte degli impianti nel giro di pochi anni.

Nel frattempo, il nuovo plafond ridotto e il montante di ore di produzione assegnato a ciascun impianto rischiano di comprimere ulteriormente i ricavi, rendendo sempre più difficile garantire la sostenibilità economica e finanziaria delle aziende agricole che hanno investito nel biogas.

Secondo Cia, si tratta di imprese che negli anni hanno contribuito in modo determinante alla diversificazione del reddito agricolo, all’innovazione e alla transizione verso un modello energetico più sostenibile, integrando la produzione primaria con impianti per la valorizzazione degli scarti agricoli e zootecnici.

Rischio chiusura per molte aziende e impatto su economia circolare e occupazione

Senza una revisione sostanziale del testo durante l’iter parlamentare, il rischio concreto è la chiusura di numerose aziende agricole impegnate nella produzione di biogas.

Le conseguenze non sarebbero solo energetiche. Il biogas agricolo rappresenta infatti un presidio fondamentale nelle aree rurali e interne, contribuendo alla valorizzazione dei sottoprodotti, alla riduzione delle emissioni, al rafforzamento dell’economia circolare e al mantenimento dell’occupazione in territori già segnati da fragilità strutturali e spopolamento.

Colpire questo comparto significherebbe indebolire uno degli assi portanti della transizione energetica in agricoltura, proprio mentre l’Europa e l’Italia chiedono al settore primario un ruolo sempre più attivo nella produzione di energia rinnovabile e nella lotta ai cambiamenti climatici.

Appello al Parlamento per tutelare un asset strategico della transizione energetica

Per queste ragioni, Cia chiede al Parlamento di intervenire con modifiche significative al Decreto, affinché la riduzione delle bollette non si traduca in un colpo mortale per il biogas agricolo e per le imprese che hanno creduto e investito nella transizione energetica del Paese.

L’obiettivo di contenere i costi energetici, ribadisce la Confederazione, deve essere perseguito attraverso soluzioni equilibrate e sostenibili, evitando contrapposizioni tra comparti produttivi e garantendo certezze normative e adeguate risorse alle aziende agricole che contribuiscono alla sicurezza energetica nazionale e alla salvaguardia dei territori rurali.

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