La Confederazione chiede di superare la legge 157 del 1992: gestione efficace degli ungulati, risarcimenti certi e maggiori risorse per la prevenzione
La legislatura in corso deve portare a compimento la riforma della legge 157 del 1992 sulla fauna selvatica. È la richiesta avanzata da Cia-Agricoltori Italiani nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Agricoltura della Camera, impegnata nell’esame del disegno di legge in materia.
Secondo la Confederazione, gli agricoltori non possono più attendere. La crescita incontrollata della fauna selvatica non rappresenta più un fenomeno circoscritto, ma una vera emergenza nazionale che compromette le produzioni agricole, riduce il reddito delle imprese, aumenta i rischi per la sicurezza stradale e indebolisce il presidio delle aree rurali.
A oltre trent’anni dalla sua approvazione, la normativa vigente non sarebbe più in grado di rispondere ai profondi cambiamenti avvenuti sul piano agricolo, ambientale e faunistico. La riforma deve quindi costruire un sistema moderno ed efficace, capace di tutelare l’ambiente senza trascurare le esigenze produttive e il ruolo di chi vive e lavora quotidianamente nei territori.
Cinghiali, danni alle colture e incidenti stradali
Tra le priorità indicate da Cia c’è il contenimento della proliferazione degli ungulati, a partire dai cinghiali. In Italia se ne stimano oltre due milioni, una presenza che secondo la Confederazione è ormai incompatibile con l’equilibrio delle campagne e con la sicurezza delle comunità.
I cinghiali sarebbero responsabili di circa l’80% dei danni provocati dalla fauna selvatica all’agricoltura, con conseguenze pesanti su seminativi, vigneti, uliveti, frutteti e allevamenti. A questi effetti si aggiungono le incursioni nei centri abitati e le centinaia di incidenti stradali registrati ogni anno.
Per Cia non è più sufficiente intervenire soltanto nelle situazioni di emergenza. Occorre adottare una gestione programmata, coordinata e continuativa delle popolazioni selvatiche, superando frammentazioni territoriali e ritardi amministrativi. L’obiettivo deve essere quello di ristabilire un equilibrio sostenibile tra tutela della biodiversità, attività agricole e sicurezza pubblica.
Risarcimenti uniformi e investimenti nella prevenzione
Un altro punto centrale riguarda il sistema degli indennizzi. Cia chiede l’introduzione di un meccanismo nazionale più semplice, uniforme ed efficiente, basato sul principio della giusta compensazione dei danni realmente subiti dalle aziende.
La Confederazione sottolinea che le somme riconosciute agli agricoltori devono essere considerate risarcimenti e non aiuti economici. Per questo è necessario superare i limiti previsti dal regime de minimis, che spesso impediscono alle imprese di ricevere un ristoro adeguato rispetto alle perdite registrate.
Accanto ai risarcimenti, devono essere stanziate risorse specifiche per la prevenzione, finanziando recinzioni, dissuasori, sistemi di protezione delle colture e piani di messa in sicurezza delle zone più esposte.
«La riforma va fatta adesso – ha evidenziato durante l’audizione Gabriele Carenini, componente del Comitato esecutivo di Cia –. Gli agricoltori convivono da troppo tempo con un’emergenza che non può più essere affrontata con strumenti vecchi. Ora servono scelte coraggiose e risposte concrete».
Per Cia, dunque, il Parlamento ha l’occasione di chiudere una lunga fase di attesa e dotare il Paese di una normativa capace di garantire tutela ambientale, sicurezza e continuità produttiva alle imprese agricole.