Ai Durum Days di Foggia emerge un quadro positivo per la cerealicoltura italiana. Produzione in aumento del 5%, ma restano criticità legate ai costi, alla qualità e agli equilibri del mercato internazionale
Una campagna cerealicola che torna a crescere
La campagna 2025-2026 del grano duro italiano si apre con prospettive incoraggianti per il comparto agricolo nazionale. Secondo i dati diffusi nel corso dei Durum Days di Foggia, la produzione dovrebbe attestarsi intorno ai 3,8 milioni di tonnellate, con una crescita del 5% rispetto alla precedente annata produttiva.
Un segnale importante anche per il Mezzogiorno e per la Calabria, dove la cerealicoltura continua a rappresentare una componente strategica del sistema agricolo regionale. Le condizioni climatiche più favorevoli e il superamento delle criticità legate al deficit idrico che negli ultimi anni hanno colpito aree come Puglia e Basilicata contribuiscono a restituire fiducia agli agricoltori.
Nonostante il quadro positivo, restano tuttavia diversi elementi di fragilità. Pesano infatti l’aumento dei costi produttivi, la riduzione degli investimenti agronomici e la diffusione di fitopatie che stanno interessando molte aree del Sud Italia. A preoccupare il comparto è anche il progressivo calo nell’utilizzo di sementi certificate, fattore che rischia di incidere sulla qualità finale delle produzioni e sulla competitività delle aziende agricole.
Innovazione e ricerca al centro della competitività
Nel corso dei Durum Days è emerso con forza il ruolo decisivo della ricerca scientifica e dell’innovazione per garantire sostenibilità e redditività alla filiera cerealicola italiana. Il Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali del Crea ha illustrato i progressi ottenuti attraverso le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), strumenti di editing genomico di precisione che permettono di sviluppare varietà più resistenti agli stress climatici e alle malattie fungine.
Le nuove linee di grano duro sviluppate nei laboratori di Foggia mostrano già una maggiore resistenza a patologie come ruggini e oidio e saranno presto sottoposte a sperimentazioni in campo. Un passaggio fondamentale per costruire una cerealicoltura più resiliente, capace di affrontare le sfide climatiche e ridurre i costi legati alla difesa fitosanitaria.
Per Cia-Agricoltori Italiani, l’innovazione rappresenta oggi una leva indispensabile per salvaguardare il reddito degli agricoltori e rafforzare la competitività delle produzioni italiane sui mercati internazionali, soprattutto in territori come la Calabria dove qualità e identità produttiva costituiscono un valore strategico.
Mercati globali e instabilità geopolitica influenzano il settore
Sul fronte internazionale, il quadro delineato dalla società di consulenza Areté evidenzia una crescita produttiva generalizzata nei principali Paesi produttori di grano duro. Aumenti significativi si registrano in Canada, negli Stati Uniti, nel Nord Africa e nell’Unione Europea, mentre l’unico calo rilevante riguarda la Turchia.
L’incremento della produzione mondiale e l’accumulo di scorte determinano attualmente una situazione di surplus produttivo globale, destinata però a confrontarsi con nuove incertezze già a partire dalla campagna 2026-2027. Le previsioni indicano infatti possibili cali produttivi in Europa e Nord America, scenario che potrebbe contribuire a mantenere stabile il livello dei prezzi.
Rimane però centrale il peso dell’instabilità geopolitica internazionale. Le tensioni sui mercati globali continuano infatti a incidere sui flussi commerciali, sul costo dell’energia, sugli input produttivi e sugli equilibri economici dell’intera filiera agroalimentare.
In questo contesto, Cia Calabria ribadisce l’importanza di sostenere il comparto cerealicolo attraverso politiche agricole mirate, investimenti nell’innovazione e strumenti capaci di garantire stabilità economica alle imprese agricole del territorio.