Da Bari a Ravenna la protesta degli agricoltori per difendere la cerealicoltura nazionale. La richiesta è chiara: stop al sottocosto e controlli più rigorosi sulle importazioni.
La mobilitazione nazionale per difendere il valore del grano italiano
“Basta attacchi al nostro grano”. È questo il messaggio lanciato da Cia-Agricoltori Italiani, che ha portato la protesta dei cerealicoltori nei porti di Bari e Ravenna per richiamare l’attenzione sulle difficoltà che stanno attraversando le imprese agricole italiane. Una mobilitazione che ha coinvolto produttori provenienti da diverse regioni del Paese e che rappresenta un nuovo capitolo della lunga battaglia dell’associazione di categoria a tutela della cerealicoltura nazionale.
L’iniziativa nasce dalla crescente preoccupazione per una situazione che vede gli agricoltori fare i conti con il crollo dei prezzi riconosciuti alla produzione, l’aumento dei costi aziendali, la crescita delle importazioni e gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. Una condizione che rischia di mettere in seria difficoltà un comparto strategico per l’agroalimentare italiano.
Prezzi sotto i costi di produzione e richiesta di regole più rigorose
Tra le principali rivendicazioni avanzate durante la giornata di mobilitazione emerge il netto rifiuto del fenomeno del sottocosto, che continua a penalizzare i produttori. Cia chiede il pieno rispetto della normativa contro le pratiche commerciali sleali e il superamento di quotazioni considerate incompatibili con la sostenibilità economica delle aziende agricole.
Secondo i dati richiamati dall’associazione, i costi medi di produzione del grano rilevati da Ismea risultavano già superiori ai prezzi attualmente riconosciuti agli agricoltori. Al Sud, infatti, il cereale viene quotato intorno ai 26 euro al quintale, mentre i costi sostenuti dalle imprese, aggravati dagli aumenti di carburanti e fertilizzanti, renderebbero necessario un valore ben più elevato per garantire redditività alle produzioni.
Per questo motivo Cia ritiene indispensabile una revisione delle dinamiche di mercato che oggi comprimono il valore del lavoro agricolo e mettono a rischio la permanenza di molte aziende nel settore.
Controlli sulle importazioni e tutela della filiera nazionale
Altro punto centrale della mobilitazione riguarda il rafforzamento dei controlli sulle merci in arrivo nei porti italiani. L’associazione propone verifiche più strutturate e coordinate, con il coinvolgimento contestuale delle autorità competenti, per garantire il rispetto delle normative europee sotto il profilo sanitario, ambientale, merceologico e della reciprocità sociale.
La richiesta è quella di superare il sistema dei controlli a campione per assicurare maggiore trasparenza lungo tutta la filiera e contrastare eventuali irregolarità che possano generare concorrenza sleale nei confronti delle produzioni nazionali.
Un patrimonio agricolo da difendere per il futuro del Paese
La mobilitazione di Bari e Ravenna rappresenta anche un richiamo al valore strategico del grano italiano, elemento fondamentale dell’identità agroalimentare nazionale. L’Italia continua infatti a occupare posizioni di vertice in Europa per produzione cerealicola e il grano resta alla base di eccellenze riconosciute in tutto il mondo, a partire dalla pasta simbolo della tradizione gastronomica italiana.
Per Cia, difendere ogni chicco di grano significa salvaguardare il reddito degli agricoltori, la competitività delle imprese agricole e il futuro di una filiera che contribuisce in modo determinante alla qualità e alla reputazione del Made in Italy agroalimentare. La mobilitazione, assicurano dall’associazione, proseguirà fino a quando non arriveranno risposte concrete a sostegno del settore.