Credito d’imposta e Zes Agricola vanno nella direzione giusta, ma la legge di Bilancio resta debole e priva di una strategia di medio-lungo periodo per il settore primario
Per misure e risorse, la legge di Bilancio appena approvata dal Senato con voto di fiducia si conferma debole per l’agricoltura. Alcuni correttivi richiesti da Cia-Agricoltori Italiani sono stati accolti, ma resta lontana una visione politica all’altezza delle sfide che il settore è chiamato ad affrontare, in Italia e in Europa. È il giudizio espresso dal presidente nazionale Cristiano Fini, che definisce la manovra troppo prudente e poco coraggiosa.
Secondo Fini, l’agricoltura avrebbe meritato un impianto complessivo più organico e strategico, capace di tutelare il reddito degli agricoltori e rafforzare la competitività delle imprese. Gli interventi correttivi, pur significativi, non sostituiscono una vera strategia di medio-lungo periodo con investimenti strutturali sul futuro del comparto. Rispetto alle precedenti manovre, mancano risorse e misure decisive, lasciando il settore ancorato a norme utili ma non risolutive.
Tra gli elementi positivi, Cia sottolinea l’eliminazione del divieto di compensazione dei crediti d’imposta con i contributi previdenziali e assistenziali, misura fondamentale per il recupero di liquidità delle imprese. Atteso anche il rifinanziamento della Zes Agricola, sebbene giudicato ancora insufficiente rispetto al fabbisogno minimo stimato. La stabilizzazione del lavoro agricolo occasionale rappresenta un passo verso la semplificazione, ma non è ritenuta sufficiente a risolvere la crisi di manodopera, che richiede un piano chiaro su lavoro, formazione e redditività.
Valutazione positiva anche per l’intervento sulle aziende faunistico-venatorie, che introduce un modello gestionale più coerente con le esigenze delle aree interne e rafforza la multifunzionalità agricola. Di segno opposto, invece, il giudizio sul ritiro dell’emendamento relativo alla legalità del fiore di canapa industriale a basso THC, settore che coinvolge migliaia di imprese e posti di lavoro e che necessita ora di un tavolo di filiera urgente.
A dare segnali incoraggianti sono la proroga della sperimentazione in campo delle Tea fino al 2026 e la riduzione delle accise per i birrifici italiani, che potrà liberare risorse per nuovi investimenti. Resta però il nodo centrale di una politica agricola nazionale capace di anticipare e guidare il cambiamento. Per Cia, la partita si sposta ora sul collegato agricolo ColtivaItalia, nella speranza che possa offrire risposte rapide e concrete. La legge di Bilancio, conclude Fini, ha perso l’occasione di dare un segnale forte con scelte politiche più solide, risorse certe e una visione davvero orientata all’anima agricola del Paese.