Cia Agricoltori Italiani chiede il potenziamento del metodo organolettico, un contrasto deciso alle vendite sottocosto e il riconoscimento dello stato di crisi
La campagna istituzionale di promozione e il rafforzamento dei controlli nel comparto oleario rappresentano segnali positivi, ma non sono ancora sufficienti per affrontare le criticità che stanno mettendo sotto pressione l’olivicoltura italiana. È la posizione espressa da Cia-Agricoltori Italiani durante la Cabina di regia sui controlli e il Tavolo olio riuniti al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.
Secondo Cia, occorre intensificare gli interventi e rafforzare il coordinamento tra gli organismi preposti alla vigilanza. Nel mercato restano infatti numerose situazioni opache che rischiano di danneggiare i produttori, confondere i consumatori e indebolire il valore dell’olio extravergine di oliva italiano.
Due le direttrici ritenute prioritarie. La prima riguarda il potenziamento del metodo organolettico, strumento indispensabile per verificare le caratteristiche qualitative dell’olio e contrastare pratiche che possono compromettere la corretta classificazione del prodotto. La seconda è rappresentata da un’azione più incisiva contro le vendite sottocosto, che generano disparità lungo la filiera e continuano a utilizzare l’olio come prodotto civetta nella grande distribuzione.
I prezzi eccessivamente bassi non tutelano il consumatore, ma rischiano di svalutare il prodotto, comprimere i compensi riconosciuti agli agricoltori e alimentare una concorrenza non sostenibile.
Giacenze più che raddoppiate e prezzi in caduta
Le attuali condizioni di mercato destano forte preoccupazione. L’olio extravergine di oliva italiano stoccato nella Penisola ha raggiunto le 112 mila tonnellate, a fronte delle 45 mila tonnellate registrate nel giugno del 2025. Una crescita consistente delle giacenze che si accompagna a una drastica riduzione delle quotazioni.
Il prezzo medio nazionale si attesta attualmente a 5,77 euro al chilogrammo, con valori ancora più bassi rilevati in alcune aree produttive. Un anno prima, il prezzo medio era pari a 9,60 euro al chilogrammo. Una contrazione che Cia giudica insostenibile per le aziende olivicole, già gravate dall’aumento dei costi di produzione, dalla variabilità climatica e dalle difficoltà strutturali del settore.
La presenza di grandi quantitativi di prodotto ancora invenduto solleva inoltre interrogativi sull’avvio della prossima campagna olearia. Il rischio è che il nuovo olio arrivi sul mercato mentre i magazzini sono ancora pieni, determinando un’ulteriore pressione al ribasso sui prezzi e aggravando le difficoltà economiche dei produttori.
In questo scenario, Cia chiede il riconoscimento dello stato di crisi e l’introduzione di strumenti concreti di sostegno. È necessario rafforzare i processi di aggregazione tra le imprese, consolidare il ruolo dell’Organizzazione comune di mercato e promuovere accordi di filiera seri, vincolanti e realmente capaci di tutelare la produzione nazionale.
Una campagna nazionale dedicata all’olio Evo italiano
Tra le proposte operative avanzate c’è la realizzazione, nel mese di settembre, di una grande campagna di promozione al consumo dedicata esclusivamente all’olio extravergine di oliva italiano.
A chiedere un impegno concreto alla grande distribuzione è il vicepresidente nazionale di Cia, Gennaro Sicolo. L’iniziativa dovrebbe essere accompagnata da un accordo di filiera con il mondo della produzione e da un sostegno istituzionale che preveda anche l’introduzione di un marchio nazionale facilmente riconoscibile dai consumatori.
L’obiettivo è valorizzare l’origine, la qualità e il lavoro delle imprese olivicole italiane, favorendo allo stesso tempo lo smaltimento delle giacenze prima dell’avvio della nuova campagna. Per Cia, la promozione non può però ridursi a operazioni commerciali fondate su prezzi insostenibili: deve essere costruita attraverso accordi che garantiscano una remunerazione equa a tutti gli attori della filiera.
Senza un intervento immediato capace di stimolare il mercato, contrastare il sottocosto e restituire valore all’olio italiano, il rischio è che l’attuale difficoltà si trasformi in una crisi profonda e strutturale per l’intero comparto olivicolo nazionale.