Oltre 180 mila tonnellate di prodotto in giacenza. L’organizzazione chiede una strategia organica, una campagna nazionale per l’extravergine italiano e l’apertura di un Tavolo di crisi
Il chiarimento del Ministero rafforza la tutela della qualità dell’olio extravergine, ma per salvaguardare l’olivicoltura italiana servono misure concrete contro la crisi di mercato.</em></p>
La nuova circolare del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste sulla miscelazione degli oli rappresenta un passaggio positivo nella lotta agli illeciti nel settore. Il provvedimento chiarisce in modo inequivocabile che non può essere etichettato come olio extravergine di oliva un prodotto ottenuto utilizzando anche solo una parte di olio appartenente a una categoria diversa. Per Cia-Agricoltori Italiani si tratta di un ulteriore strumento a tutela degli olivicoltori, dei consumatori e della reputazione dell’intera filiera nazionale.
Vendere una miscela come EVO è una frode
Cia sostiene da tempo che commercializzare come EVO un prodotto ottenuto attraverso l’aggiunta, anche minima, di olio non extravergine costituisca una vera e propria frode, capace di ingannare i cittadini e danneggiare le imprese che investono nella qualità.
Il chiarimento introdotto dal Masaf va, dunque, nella direzione auspicata dall’organizzazione, che chiede ora disposizioni altrettanto esplicite anche a livello europeo. Una regolamentazione chiara e uniforme nell’Unione europea è considerata indispensabile per contrastare pratiche scorrette, garantire trasparenza lungo la filiera e assicurare una concorrenza leale tra gli operatori.
La difesa della qualità e della reputazione dell’olio extravergine, tuttavia, non può limitarsi alla corretta etichettatura. È necessario intervenire anche sui problemi strutturali che continuano a indebolire la competitività delle aziende olivicole e a comprimere la remunerazione riconosciuta ai produttori.
Giacenze in crescita e mercato sotto pressione
La situazione più urgente riguarda le quantità di olio ancora presenti nei depositi. Secondo i dati ufficiali aggiornati al 30 giugno 2026, le giacenze di olio extravergine sfuso, di origine nazionale ed estera, superano complessivamente le 180 mila tonnellate. Di queste, circa 112 mila tonnellate sono costituite da EVO sfuso italiano.
Rispetto allo stesso periodo del 2025, le quantità in giacenza di olio extravergine di origine italiana risultano aumentate del 127%, mentre quelle provenienti dai Paesi extra Ue registrano una crescita dell’88%.
Numeri che, secondo Cia, confermano la necessità di agire rapidamente per evitare ulteriori squilibri tra domanda e offerta, una nuova pressione sui prezzi e pesanti ripercussioni sulla sostenibilità economica delle aziende agricole. Il rischio è che il prodotto di qualità resti invenduto o venga collocato sul mercato a valori insufficienti a coprire i costi di produzione.
Una campagna nazionale per l’extravergine italiano
Cia-Agricoltori Italiani rinnova al ministro Francesco Lollobrigida la richiesta di promuovere, già nel mese di settembre, una campagna nazionale dedicata esclusivamente al consumo di olio extravergine italiano.
L’iniziativa dovrebbe essere sostenuta da un accordo di filiera con il mondo della produzione, coinvolgere le principali sigle della grande distribuzione organizzata e prevedere l’introduzione di un marchio nazionale capace di rendere immediatamente riconoscibile il prodotto italiano sugli scaffali.
Accanto alla promozione, l’organizzazione ritiene indispensabile convocare un Tavolo di crisi del settore olivicolo, per definire interventi tempestivi e una strategia organica di medio e lungo periodo. Stimolare i consumi, valorizzare l’origine italiana, assicurare controlli efficaci e restituire redditività alle imprese sono le condizioni necessarie per scongiurare il tracollo dell’olivicoltura nazionale e tutelare uno dei patrimoni più importanti dell’agroalimentare italiano.