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Le proposte dell’organizzazione al Tavolo tecnico di filiera olivicolo-oleario convocato al Masaf

Fragilità strutturali del comparto

L’olio extravergine di oliva rappresenta uno dei simboli più riconoscibili dell’identità agroalimentare italiana ed è un pilastro della Cucina Italiana riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco. Proprio per questo, le difficoltà che attraversano oggi il comparto assumono un valore strategico per l’intero sistema agricolo nazionale. Al Tavolo tecnico di filiera olivicolo-olearia, la Cia-Agricoltori Italiani ha richiamato l’attenzione su criticità strutturali che da anni frenano lo sviluppo del settore, a partire da una produzione interna insufficiente rispetto al fabbisogno nazionale. A questo si aggiungono rese fortemente instabili, legate sia ai cambiamenti climatici sia a un patrimonio olivicolo spesso obsoleto, e difficoltà competitive sui mercati internazionali, che espongono i produttori a una crescente volatilità dei prezzi e a forme di concorrenza sleale.

Costi elevati e squilibri di filiera

Il sistema olivicolo italiano soffre di debolezze sistemiche che si sono consolidate nel tempo. La scarsa disponibilità idrica, aggravata da infrastrutture non adeguate, incide pesantemente sui costi e sulla continuità produttiva. A ciò si sommano costi di produzione elevati e una filiera spesso sbilanciata, nella quale il potere contrattuale dei produttori risulta debole rispetto alla Grande Distribuzione Organizzata. Le vendite sottocosto e le pratiche commerciali aggressive finiscono per svalutare l’olio extravergine, riducendolo a una semplice commodity e comprimendo i margini delle aziende agricole. Questo scenario scoraggia gli investimenti, compromette la redditività delle imprese e mette a rischio la sostenibilità economica del comparto. In parallelo, le importazioni extra-Ue, non sempre accompagnate da adeguati livelli di trasparenza e tracciabilità, accentuano le tensioni sul mercato e rendono necessari controlli più stringenti a tutela di produttori e consumatori.

Piano Olivicolo Nazionale come leva strategica

Nel corso dell’incontro al Masaf, Cia ha indicato il Piano Olivicolo Nazionale come lo strumento centrale per dare una prospettiva al settore e superare una gestione basata esclusivamente sull’emergenza. Un’impostazione già condivisa con il sottosegretario Patrizio La Pietra, ringraziato dall’organizzazione per la volontà di dotare l’olivicoltura italiana di un documento programmatico capace di orientare le politiche pubbliche nel medio-lungo periodo. Secondo Cia, servono misure strutturali e stabili, in grado di garantire una più equa distribuzione del valore lungo la filiera, rafforzare le relazioni commerciali e sottrarre i produttori alla continua incertezza dei mercati.

Investimenti per aumentare la produzione

Un nodo decisivo resta quello delle risorse finanziarie, senza le quali il Piano rischia di restare sulla carta. L’obiettivo strategico indicato da Cia è incrementare la produzione nazionale in modo coerente con l’identità e la qualità dell’olivicoltura italiana. Ciò significa investire in nuovi impianti moderni, ma anche nell’ammodernamento degli oliveti esistenti, spesso caratterizzati da bassa densità e scarsa meccanizzazione. Centrale è il rafforzamento delle infrastrutture idriche, insieme all’adozione di soluzioni di agricoltura di precisione, capaci di migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse e rendere le rese più resilienti ai cambiamenti climatici e più competitive sui mercati.

Giusto prezzo e valore al consumatore

Accanto agli investimenti strutturali, Cia sottolinea la necessità di difendere il giusto prezzo, coerente con i costi reali di produzione, contrastando in modo efficace le pratiche sleali e rafforzando le relazioni di filiera. Fondamentale è anche una strategia di comunicazione ampia e continuativa, che consenta ai consumatori di riconoscere e valorizzare l’olio extravergine di oliva italiano di qualità. Educare alla distinzione tra prodotti autentici e oli standardizzati significa tutelare un presidio di salute, biodiversità e cultura, restituendo valore a uno dei simboli più importanti dell’agricoltura e dell’identità alimentare del Paese.

Accanto agli investimenti strutturali, Cia sottolinea la necessità di difendere il giusto prezzo, coerente con i costi reali di produzione, contrastando in modo efficace le pratiche sleali e rafforzando le relazioni di filiera. Fondamentale è anche una strategia di comunicazione ampia e continuativa, che consenta ai consumatori di riconoscere e valorizzare l’olio extravergine di oliva italiano di qualità. Educare alla distinzione tra prodotti autentici e oli standardizzati significa tutelare un presidio di salute, biodiversità e cultura, restituendo valore a uno dei simboli più importanti dell’agricoltura e dell’identità alimentare del Paese.

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