Pac, Cia: dall’Unione europea segnali positivi ma ora servono chiarezza e garanzie concrete
Il presidente Fini accoglie l’annuncio dei 10 miliardi aggiuntivi per l’agricoltura, ma avverte: senza certezze normative e reciprocità negli accordi commerciali non ci sarà un vero cambio di passo
Risorse aggiuntive e segnale politico europeo
I correttivi annunciati dalla Commissione europea alla proposta di riforma della Pac post 2027 rappresentano un segnale politico che il mondo agricolo attendeva. L’incremento delle risorse, con 10 miliardi di euro in più destinati all’agricoltura, va nella direzione giusta e riconosce il ruolo strategico del settore primario. Tuttavia, secondo Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, questo passo avanti non è sufficiente se non accompagnato da un quadro chiaro di regole e garanzie operative. L’agricoltura europea, e italiana in particolare, ha bisogno di stabilità e visione, non solo di annunci.
Mobilitazione agricola e pressione istituzionale
Per Cia, il cambio di tono da parte di Bruxelles non nasce per caso. La mobilitazione degli agricoltori del 18 dicembre a Bruxelles e il pressing esercitato dal governo italiano hanno contribuito a rimettere il settore al centro del dibattito europeo. Una spinta che, secondo Fini, deve continuare per evitare che le aperture restino sulla carta. La prudenza resta quindi necessaria, soprattutto di fronte a un’impostazione che utilizza flessibilità di bilancio e anticipi di risorse già previste, senza sciogliere del tutto i nodi strutturali della riforma.
Bilancio Ue, flessibilità e nodi normativi
Nella comunicazione della presidente Ursula von der Leyen trovano conferma i 293 miliardi di euro destinati agli agricoltori nel bilancio Ue 2028-2034, insieme alla riserva di crisi da 6,3 miliardi e al vincolo del 10% per il target rurale. A queste cifre si aggiunge la possibilità, dal 2028, di utilizzare fino a due terzi della riserva in sede di revisione di medio termine, per un totale potenziale di 45 miliardi a livello europeo. Per l’Italia questo potrebbe tradursi in miliardi aggiuntivi destinati alle misure agricole. Numeri rilevanti che, però, secondo Cia necessitano di una cornice normativa più stringente, capace di trasformare le risorse in strumenti realmente accessibili e programmabili per le imprese.
Fondo unico e rischio competizione tra settori
Tra le principali criticità resta l’ipotesi del fondo unico, che solleva interrogativi sulla possibile rinazionalizzazione delle politiche agricole e su una competizione crescente non solo tra Stati membri, ma anche tra settori economici. Un’impostazione che rischia di indebolire la Pac come politica comune e di aumentare le disuguaglianze tra sistemi agricoli. Inoltre, la proposta dovrà affrontare un lungo iter negoziale con il Parlamento europeo e con i 27 governi nazionali, in un contesto internazionale instabile che potrebbe modificarne profondamente gli equilibri.
Accordi commerciali e principio di reciprocità
Sul fronte commerciale, l’attenzione di Cia resta alta sull’accordo con il Mercosur. L’eventuale via libera, sottolinea Fini, potrà arrivare solo se sarà garantita nero su bianco la reciprocità su standard produttivi, ambientali e di lavoro. Non si tratta di una posizione difensiva, ma della richiesta di regole eque che tutelino gli investimenti fatti dagli agricoltori europei in qualità, sicurezza e sostenibilità. Una linea che dovrà valere per tutti i futuri accordi commerciali dell’Unione.
Costi di produzione e meccanismi ambientali
Un segnale positivo arriva anche dalla decisione della Commissione Ue di accogliere la richiesta del ministro Francesco Lollobrigida di sospendere il CBAM, il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere. Una scelta che evita un impatto significativo sui costi dei fertilizzanti e sui dazi in ingresso, scongiurando aumenti che avrebbero ulteriormente appesantito i bilanci delle imprese agricole già sotto pressione.
Prospettive e necessità di garanzie
Per Cia, l’aumento delle risorse rappresenta una buona notizia, ma non può essere considerato un punto di arrivo. Senza chiarezza normativa, garanzie operative e una visione coerente di medio-lungo periodo, il rischio è che l’agricoltura resti esposta alle incertezze politiche e di mercato. La sfida, conclude Fini, è trasformare questi segnali positivi in una Pac capace di accompagnare davvero il cambiamento e rafforzare il ruolo strategico dell’agricoltura europea e italiana.