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L’organizzazione degli agricoltori propone un Ordine del Giorno ai Consigli regionali per fermare i rincari su carburanti e fertilizzanti. Fini chiede interventi urgenti e risorse europee in deroga al Patto di stabilità per difendere la sovranità alimentare.

L’allarme della Cia sull’aumento dei costi energetici per l’agricoltura

L’escalation militare in Iran, la chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche nel Golfo Persico rischiano di avere conseguenze dirette sull’agricoltura italiana. Secondo Cia-Agricoltori Italiani, l’effetto immediato della crisi internazionale è già visibile nell’aumento dei costi energetici e delle materie prime indispensabili per le aziende agricole.

Il gasolio agricolo registra rincari che arrivano fino al 50%, mentre il prezzo dell’urea, uno dei fertilizzanti più utilizzati nelle coltivazioni, è cresciuto di circa 35%. Dinamiche che, secondo l’organizzazione, rischiano di compromettere la sostenibilità economica di molte imprese agricole.

Il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, ha denunciato il rischio di speculazioni sui prezzi che colpiscono direttamente agricoltori e consumatori, mettendo in discussione la stabilità della filiera agroalimentare e la sovranità alimentare del Paese.

La proposta alle Regioni per fermare rincari e speculazioni

Per affrontare la situazione, la Confederazione ha elaborato un Ordine del Giorno rivolto ai Consigli regionali con l’obiettivo di attivare iniziative immediate sui territori. Il documento invita le Giunte regionali a promuovere tavoli permanenti di monitoraggio dei prezzi, così da individuare e bloccare eventuali rincari ingiustificati lungo tutta la filiera.

L’iniziativa punta a costruire un patto istituzionale tra Regioni e Governo per difendere il sistema agricolo e contenere gli effetti della crisi energetica sui costi di produzione. La richiesta è anche quella di attivare rapidamente la Conferenza Stato-Regioni per definire misure di sostegno e risorse straordinarie per i comparti più esposti.

Settori agricoli più esposti alla crisi degli input produttivi

Secondo l’analisi di Cia, l’impatto dei rincari energetici è particolarmente pesante per serricoltura, cerealicolo e zootecnia da latte, settori fortemente dipendenti dai costi dell’energia e dagli input tecnici.

Alla pressione sui carburanti si aggiunge infatti la crisi dei fertilizzanti, sempre più difficili da reperire e caratterizzati da prezzi elevati. Una situazione che rischia di riflettersi non solo sui bilanci delle aziende agricole, ma anche sulla tenuta economica e sociale delle aree rurali.

L’appello all’Europa per misure straordinarie anticrisi

Nel pieno della stagione primaverile, periodo cruciale per le semine e le lavorazioni agricole, la crisi rischia di rallentare l’attività nei campi. “Questa situazione non ferma solo i trattori, ma mette a rischio l’agricoltura e la sicurezza alimentare”, ha spiegato Fini, sottolineando come gli agricoltori siano l’anello più fragile della filiera, spesso impossibilitati a trasferire l’aumento dei costi sui prezzi di vendita.

Per questo Cia chiede anche un intervento deciso delle istituzioni europee, con politiche straordinarie che consentano di scorporare le risorse destinate alla crisi energetica dai vincoli del Patto di stabilità e crescita.

Infine l’organizzazione agricola lancia un appello ai capi di Stato e di Governo affinché, in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, vengano adottate misure anticrisi rapide ed efficaci, come già annunciato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’obiettivo è garantire risorse adeguate per proteggere il settore primario e assicurare la stabilità della filiera agroalimentare europea.

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