Il presidente Fini denuncia redditi agricoli sempre più compressi. Costi energetici in forte aumento e prezzi nei campi troppo bassi mettono a rischio la sostenibilità delle imprese
L’agricoltura italiana si trova oggi intrappolata in una triplice morsa economica che mette sotto pressione le imprese e il reddito degli agricoltori. Da un lato l’aumento dei costi di produzione legato alla crescita dei prezzi energetici, dall’altro l’instabilità dei mercati internazionali e, infine, pratiche commerciali che continuano a comprimere il valore riconosciuto ai prodotti agricoli.
A lanciare l’allarme è Cia-Agricoltori Italiani, mentre a Roma si è riunita la task force governativa dedicata al monitoraggio dei prezzi.
Rincari del gasolio agricolo e costi energetici mettono in difficoltà le imprese
Secondo il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, i recenti aumenti del prezzo dei carburanti stanno colpendo duramente le aziende agricole proprio nel momento in cui prendono avvio le lavorazioni primaverili.
Il gasolio agricolo ha registrato rincari significativi, arrivando ai livelli più alti degli ultimi due anni, con aumenti stimati tra il 30 e il 35 per cento. Un incremento che grava pesantemente sui bilanci aziendali e che rischia di compromettere la sostenibilità economica delle attività agricole.
Cia sottolinea come sia positivo il monitoraggio avviato dal Governo contro possibili speculazioni sui prezzi, ma evidenzia la necessità che i controlli riguardino anche le forniture energetiche destinate al settore primario, particolarmente esposto agli aumenti dei carburanti.
Mercati globali instabili e speculazioni alimentari aggravano la crisi
Alle difficoltà legate ai costi energetici si aggiunge la crescente instabilità dei mercati agricoli internazionali, influenzati dalle tensioni geopolitiche e dalle dinamiche speculative.
L’andamento recente dei prezzi alimentari globali evidenzia un nuovo aumento dopo mesi di flessione, con rialzi trainati soprattutto da cereali e carne. Tuttavia, le quotazioni agricole restano ancora molto inferiori rispetto ai livelli registrati negli anni precedenti.
Questo scenario crea un paradosso per gli agricoltori: mentre i costi di produzione continuano a crescere, i prezzi riconosciuti alla produzione rimangono bassi, comprimendo i margini e rendendo sempre più difficile mantenere la redditività delle aziende.
Prezzi agricoli troppo bassi scoraggiano le semine e riducono la produzione
Il sistema agricolo internazionale mostra segnali di forte squilibrio. Le prospettive produttive indicano una possibile riduzione della produzione mondiale di grano nel 2026, proprio a causa dei prezzi troppo bassi riconosciuti agli agricoltori.
Secondo Cia, questo fenomeno dimostra chiaramente come il sistema attuale non garantisca un equilibrio tra costi sostenuti dagli agricoltori e valore riconosciuto ai prodotti agricoli. In molti casi, le imprese sono costrette a lavorare con margini minimi o addirittura in perdita.
Necessari interventi nazionali ed europei per difendere il reddito agricolo
Di fronte a questa situazione, Cia ribadisce la necessità di interventi immediati sia a livello nazionale sia europeo per sostenere il settore agricolo.
Il Decreto Bollette rappresenta, secondo l’organizzazione, una delle occasioni per intervenire concretamente sul tema dei costi energetici. Allo stesso tempo, a livello europeo servono strumenti più efficaci per proteggere il reddito agricolo e contrastare le distorsioni dei mercati.
Per Cia, senza misure adeguate il rischio è quello di indebolire ulteriormente il sistema agricolo italiano, con conseguenze non solo economiche ma anche sociali e territoriali, considerando il ruolo fondamentale che l’agricoltura svolge nella sicurezza alimentare, nella tutela dell’ambiente e nella vitalità delle aree rurali.