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Dal Forum europeo tra i Paesi produttori la richiesta di modificare il sistema delle preferenze commerciali. Fini chiede revisione delle soglie e una clausola di salvaguardia automatica

Il settore risicolo europeo e italiano rischia di affrontare una fase critica se il nuovo regolamento sul sistema delle preferenze generalizzate verrà approvato senza correttivi. A lanciare l’allarme è Cia-Agricoltori Italiani, che richiama la posizione condivisa emersa nel Forum europeo tra i Paesi produttori di riso, al quale ha partecipato anche la Confederazione.

Secondo Cia, le modifiche previste dalla Commissione europea potrebbero ampliare ulteriormente l’accesso al mercato comunitario per il riso proveniente da alcuni Paesi del Sud-Est asiatico, senza prevedere strumenti di tutela realmente efficaci per i produttori europei.

Importazioni a dazio zero e soglie troppo alte nella clausola di salvaguardia

Uno dei principali nodi riguarda la clausola di salvaguardia prevista dal regolamento. Per Cia, i parametri individuati risultano troppo elevati e rischiano di non attivarsi in tempo utile per contrastare eventuali eccessi di importazione.

Il risultato potrebbe essere un ulteriore aumento dell’ingresso di riso a dazio zero, con effetti diretti sui prezzi riconosciuti agli agricoltori europei e italiani, già fortemente penalizzati da un mercato sempre più instabile.

L’Italia leader europeo della produzione risicola

L’Italia rappresenta il principale Paese produttore di riso dell’Unione europea, con oltre la metà della produzione comunitaria e circa 230 mila ettari coltivati.

Il comparto non ha soltanto un valore economico rilevante, ma svolge anche un ruolo fondamentale per il territorio dal punto di vista ambientale e paesaggistico, contribuendo alla gestione delle risorse idriche e alla tutela degli ecosistemi agricoli.

Per questo motivo il riso è considerato dalle istituzioni europee un prodotto sensibile, legato non solo alla produzione alimentare ma anche alla salvaguardia di interi territori rurali.

Prezzi crollati e costi di produzione in aumento

Negli ultimi mesi la situazione economica del comparto si è ulteriormente aggravata. Le quotazioni del riso hanno subito forti ribassi: varietà che fino a poco tempo fa venivano pagate intorno ai 100 euro al quintale oggi scendono fino a circa 40 euro, livelli ampiamente inferiori ai costi di produzione.

Questo scenario mette a rischio la sopravvivenza di molte aziende agricole e potrebbe portare all’abbandono di ampie superfici coltivate, con il pericolo concreto di una desertificazione delle aree risicole.

Servono tutele efficaci e interventi immediati dell’Europa

Secondo il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, il comparto risicolo rappresenta una delle eccellenze dell’agricoltura italiana ma si trova ad affrontare sfide sempre più complesse.

Tra cambiamenti climatici, aumento dei costi produttivi, dinamiche di mercato instabili e politiche europee spesso contraddittorie, il settore necessita di strumenti di tutela più efficaci. In questo contesto, una clausola di salvaguardia con soglie troppo alte rischia di risultare inefficace.

Per questo Cia, insieme alla filiera risicola europea, chiede agli europarlamentari di intervenire sul regolamento introducendo una revisione dei massimali di importazione e una clausola di salvaguardia automatica, capace di attivarsi rapidamente in caso di squilibri del mercato.

Secondo la Confederazione, se il riso viene riconosciuto come prodotto sensibile, non può continuare a essere sacrificato nei negoziati commerciali internazionali. Nuovi accordi di libero scambio rischierebbero infatti di aggiungere ulteriori pressioni su un comparto già fortemente esposto alla concorrenza globale.

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