Quasi 380 eventi estremi nel 2025 mettono a rischio il comparto vitivinicolo. Fini chiede strumenti concreti per proteggere imprese e produzione
Il cambiamento climatico pesa sul valore del vigneto italiano
Il Vinitaly 2026 si apre con numeri importanti per il settore, ma anche con una crescente preoccupazione per l’impatto della crisi climatica. Cia-Agricoltori Italiani accende i riflettori su un patrimonio strategico da 56 miliardi di euro, oggi sempre più esposto agli effetti del riscaldamento globale. Con quasi 4.000 aziende presenti e un comparto che incide per l’1,1% sul Pil nazionale, il vigneto italiano rappresenta una leva fondamentale dell’economia agroalimentare, ma anche uno dei sistemi più vulnerabili ai cambiamenti ambientali.
Eventi estremi e costi crescenti lungo la filiera vitivinicola
Nel solo 2025 si sono registrati quasi 380 eventi climatici estremi, tra siccità prolungate al Sud, eccessi di pioggia al Nord e grandinate sempre più violente nel Nord-Est. Fenomeni che stanno già producendo effetti concreti sulle aziende, con riduzione delle rese, aumento dei costi e maggiore instabilità produttiva. Secondo le stime di Cia, senza interventi strutturali, il sistema agroalimentare italiano potrebbe subire perdite superiori ai 12 miliardi di euro l’anno entro il 2050. Il comparto vitivinicolo, con 670.000 ettari coltivati e oltre 44 milioni di ettolitri prodotti, è tra i più esposti a questa trasformazione.
Le proiezioni scientifiche e il rischio per la qualità del vino
Le analisi climatiche indicano un aumento medio delle temperature fino a +2°C nel periodo 2021-2050, con scenari che potrebbero arrivare fino a +5°C entro fine secolo. Un cambiamento che rischia di compromettere profondamente la produzione: fino al 90% delle aree vitivinicole tradizionali, soprattutto nelle zone costiere e pianeggianti, potrebbe non essere più idoneo a garantire vini di alta qualità in modo sostenibile. Si tratta di una trasformazione già visibile, con lo spostamento delle coltivazioni verso altitudini più elevate e una crescente difficoltà nel mantenere gli standard qualitativi.
Un patrimonio economico e territoriale sotto pressione
Il rischio climatico non riguarda solo la produzione, ma anche il valore fondiario dei terreni vitati, oggi stimato in 56 miliardi di euro. Il possibile disallineamento tra valore di mercato e rischio reale apre nuovi scenari di vulnerabilità per le imprese agricole. Intanto, il settore cerca di reagire puntando su diversificazione, innovazione ed enoturismo, leve sempre più centrali per sostenere i ricavi in un contesto incerto.
Fini rilancia su strumenti di tutela e innovazione
Il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, sottolinea come il cambiamento climatico abbia ormai modificato in modo strutturale le regole del gioco per gli agricoltori. “Rese, qualità e cicli produttivi sono già sotto pressione. Non è più un’emergenza, ma una condizione permanente”.
Fini evidenzia la necessità di rafforzare gli strumenti di gestione del rischio, rendendoli più accessibili e aderenti alle esigenze delle imprese, e di garantire maggiore stabilità finanziaria al comparto. Allo stesso tempo, richiama l’importanza di una Pac più ambiziosa, capace di sostenere investimenti in prevenzione, innovazione tecnologica e miglioramento genetico, anche attraverso le nuove tecniche come le Tea.
La sfida, conclude, è chiara: governare il cambiamento per salvaguardare competitività e redditività del vigneto italiano, evitando che una delle eccellenze del Made in Italy venga progressivamente compromessa dagli effetti del clima.