Superfici ridotte da 250 mila a 19 mila ettari in vent’anni, importazioni all’80% del fabbisogno e stop allo stabilimento di Pontelongo. Necessario un piano straordinario per rilanciare la produzione 100% italiana
La crisi della filiera bieticolo-saccarifera italiana impone un intervento immediato. Cia-Agricoltori Italiani chiede l’apertura urgente di un tavolo nazionale di confronto con tutti gli attori del comparto per definire un piano straordinario di rilancio dello zucchero italiano, in grado di invertire una tendenza che negli ultimi vent’anni ha progressivamente ridimensionato uno dei settori storici dell’agricoltura nazionale.
Crollo delle superfici e dipendenza crescente dalle importazioni
I numeri fotografano una situazione allarmante. Prima della riforma dell’OCM Zucchero del 2006, l’Italia poteva contare su oltre 250 mila ettari coltivati a barbabietola, 19 zuccherifici attivi e una produzione superiore a 1,5 milioni di tonnellate, sufficiente a garantire l’autosufficienza nazionale.
Oggi le superfici sono scese a meno di 19 mila ettari complessivi, mentre l’importazione copre circa l’80% del fabbisogno interno, segno di una dipendenza strutturale dall’estero che indebolisce la sovranità alimentare del Paese.
Stop allo stabilimento di Pontelongo, filiera sempre più fragile
La decisione di sospendere per il 2026 l’attività dello stabilimento di Pontelongo, nel Padovano, rappresenta un ulteriore colpo al comparto. Con questa scelta, rimane operativo un solo zuccherificio in Italia, quello di Minerbio, in Emilia-Romagna.
Per Cia, si tratta di un segnale grave che mette a rischio centinaia di posti di lavoro e colpisce uno degli ultimi areali produttivi rilevanti, come il Veneto, dove si coltivano circa 4 mila ettari di barbabietola. La chiusura progressiva degli impianti rischia di sancire l’uscita definitiva dell’Italia dalla produzione nazionale di zucchero.
Barbabietola coltura strategica per economia e rotazioni agronomiche
Nonostante le difficoltà, la barbabietola continua a rappresentare una coltura strategica per l’equilibrio agronomico delle aziende, grazie al suo ruolo fondamentale nelle rotazioni colturali e nella fertilità dei suoli.
Negli anni, il comparto ha dovuto affrontare dinamiche di mercato aggressive, aumento dei costi energetici, norme europee stringenti in materia di fitosanitari e una concorrenza extra-Ue che, secondo Cia, non sempre rispetta condizioni di piena reciprocità.
Piano strutturale e investimenti in innovazione per rilanciare la produzione
Per la Confederazione non è più sufficiente intervenire con misure emergenziali. È necessario costruire una strategia strutturale di rilancio, coinvolgendo agricoltori, industria di trasformazione e istituzioni nazionali e regionali.
Tra le priorità indicate: misure di sostegno settoriale, regole più stringenti per l’importazione, investimenti in innovazione e sviluppo, anche attraverso l’utilizzo delle Tecniche di evoluzione assistita, per migliorare competitività e resilienza delle colture.
Secondo il presidente nazionale Cristiano Fini, l’Italia non può permettersi di abbandonare definitivamente la produzione di zucchero. La richiesta al Governo è chiara: convocare con urgenza un tavolo di filiera per salvaguardare un comparto che rappresenta lavoro, sostenibilità e tradizione agricola, evitando che la crisi attuale si trasformi in una perdita irreversibile per l’agricoltura nazionale.