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Lo spreco domestico cala dell’11,2%, ma frutta e verdura restano tra i prodotti più gettati. Il presidente nazionale Cristiano Fini chiede interventi lungo tutta la filiera, dalla conservazione alla donazione delle eccedenze.

 

Le famiglie italiane sprecano meno cibo, ma il dato sui prodotti freschi continua a preoccupare

In occasione della presentazione a Roma del rapporto Waste Watcher 2026, nella Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle perdite e sugli sprechi alimentari, Cia-Agricoltori Italiani richiama l’attenzione sul valore delle produzioni agricole. Lo spreco alimentare domestico è diminuito dell’11,2%; oltre la metà del cibo gettato, però, riguarda alimenti freschi, tra cui frutta e verdura.

Per il presidente nazionale Cristiano Fini, il miglioramento registrato dal rapporto è incoraggiante, ma non basta. Ridurre gli sprechi significa anche riconoscere il lavoro necessario per produrre il cibo e impedire che il suo valore venga perso prima o dopo l’acquisto. È un tema che interessa direttamente anche le aziende ortofrutticole calabresi, impegnate nella produzione di alimenti deperibili.

Dalla conservazione alle eccedenze: gli interventi nella filiera

Cia indica tra le priorità il miglioramento della logistica e della catena del freddo, insieme al rafforzamento delle filiere corte, per limitare il deterioramento di frutta e verdura. L’associazione chiede inoltre di superare i criteri puramente estetici che possono escludere dalla vendita prodotti idonei al consumo. Le eccedenze, anziché andare perdute, possono essere destinate alla trasformazione o a finalità sociali.

La prevenzione passa anche dalle scelte dei consumatori. Vendita diretta, agriturismi e fattorie didattiche, secondo Cia, possono aiutare a far conoscere la stagionalità dei prodotti e a promuovere un uso più attento del cibo, compresa la gestione degli avanzi.

Donazioni più semplici e giusto valore alla produzione

Tra le proposte avanzate dall’associazione nazionale c’è la revisione della Legge Gadda, con una riduzione degli adempimenti burocratici per chi dona le eccedenze e sconti sulla TARI per favorire il recupero degli alimenti.

Per Fini, contrastare lo spreco richiede decisioni coordinate lungo l’intera filiera, dal campo alla tavola. Il risultato registrato da Waste Watcher mostra che cambiare le abitudini è possibile; la sfida ora è ridurre soprattutto la perdita di prodotti freschi e riconoscere il giusto valore economico e culturale al cibo e al lavoro agricolo.

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