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Decreto attuativo tra luci e ombre. Subito interventi migliorativi e risorse adeguate. Appello a premier Meloni.

Dopo il silenzio generato dal mancato stanziamento di fondi nella recente legge di Bilancio, finalmente un piccolo passo avanti con un primo budget di avvio per il decreto attuativo della legge delega (33/2023) sull’assistenza agli anziani non autosufficienti.

A dirlo, oggi, Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani che commenta l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri rilanciando, insieme alle 60 organizzazioni del “Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza”, l’appello scritto alla presidente, Giorgia Meloni, per una nuova fase migliorativa e adeguate risorse a supporto.

Per Anp-Cia, infatti, è necessario rispettare gli impegni presi con gli obiettivi del Pnrr e dotare, finalmente, l’Italia di una normativa che in Paesi come la Francia e la Germania è realtà da decenni.

Il percorso, chiarisce l’Associazione di Cia, è complesso, ma tracciabile. Prima di tutto viene il progetto per il futuro dell’assistenza agli anziani: per affrontare i finanziamenti è necessario che sia solido. E da questo punto di vista, secondo Anp-Cia, il decreto approvato, in via preliminare, non sviluppa adeguatamente l’intento della legge delega.

Inoltre, pur apprezzando l’attenzione riservata a questioni come il processo di valutazione multidimensionale dell’anziano non autosufficiente, è inaccettabile lo stralcio di una più appropriata organizzazione dei servizi domiciliari, così come la mancanza di indicazioni e rinvii riguardo le strutture residenziali e l’insufficienza di un contributo economico coerente con le reali necessità assistenziali dell’anziano.

Enormi, poi, i ritardi registrati, in particolare nella progettazione ed erogazione dei servizi nelle aree interne e rurali dove è elevata la presenza di persone anziane e con difficoltà motorie.

Per Anp-Cia, così non può funzionare. La nuova misura, sperimentale per il 2025-2026, richiede un elevato bisogno assistenziale, almeno 80 anni di età e il limite ISEE a 6 mila euro, facendo i conti, quindi, con disponibilità economiche molto ridotte.

Senza contare che l’importo aggiuntivo di 850 euro non spetterebbe neppure ai pensionati al minimo, lasciando fuori anche la possibilità di usufruirne per una badante regolarmente assunta, pena la revoca del beneficio.

Per Anp-Cia, requisiti di reddito così rigidi non rispettano, per l’assistenza agli anziani non autosufficienti, una logica di welfare a tutela di una platea ampia di persone in difficoltà. Tanto meno, considerano i costi elevati dell’invecchiamento, per cura e sanità.

“Ci aspettiamo risposte concrete attraverso il miglioramento del provvedimento -dichiara il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo-.

Si evitino inutili fasi di sperimentazione e venga inaugurata una nuova stagione per l’assistenza agli anziani, davvero capace di apportare i benefici attesi a tutte le persone coinvolte.

Ci sono ancora margini di manovra e con le organizzazioni del Network siamo disponibili a collaborare alla riforma, in vista del passaggio in Conferenza Unificata Regioni-Comuni e dell’esame da parte delle commissioni parlamentari entro metà marzo”.