Prosegue il presidio davanti a Montecitorio contro gli squilibri che penalizzano l’agricoltura italiana. Importazioni, dazi e concorrenza sleale al centro della mobilitazione, alla quale Cia Calabria parteciperà il 21 ottobre con 30 agricoltori.
La difesa del reddito agricolo passa anche dalle regole del commercio internazionale. È il tema al centro della nuova giornata di mobilitazione di Cia-Agricoltori Italiani davanti a Montecitorio, dove prosegue il presidio nazionale sotto lo slogan “I conti non tornano”.
Dopo aver richiamato l’attenzione sul calo dei prezzi riconosciuti ai produttori e sull’aumento dei costi aziendali, la Confederazione denuncia gli effetti di scambi commerciali privi di un’effettiva reciprocità. Per Cia, le imprese italiane rischiano di competere con prodotti ottenuti in condizioni e con costi profondamente diversi, senza che gli standard richiesti agli agricoltori europei trovino un equivalente nei Paesi di provenienza delle importazioni.
Una questione che riguarda anche la Calabria, dove la tutela delle produzioni e del loro valore economico rappresenta una condizione essenziale per il futuro delle aziende agricole.
Olio e riso sotto pressione, difficoltà anche per l’export
Nel comunicato nazionale, Cia indica l’olio extravergine d’oliva e il riso come due esempi delle tensioni che attraversano il mercato. Per l’extravergine, la Confederazione segnala riduzioni dei prezzi alla produzione comprese tra il 25% e il 50%, attribuendo alle consistenti importazioni dall’estero una pressione al ribasso sulle quotazioni.
Un tema particolarmente rilevante per l’agricoltura calabrese: la remunerazione dell’olio incide sulla capacità delle imprese di sostenere i costi, programmare gli investimenti e valorizzare il lavoro negli oliveti.
Sul fronte del riso, Cia riporta un aumento delle importazioni di quasi il 30% nel primo trimestre del 2026 e richiama le preoccupazioni legate alle concessioni commerciali al Sud-Est asiatico e agli accordi con Mercosur e Australia.
Alle difficoltà sul mercato interno si aggiungono quelle delle esportazioni. Secondo i dati diffusi dalla Confederazione, le vendite del Made in Italy negli Stati Uniti sono diminuite dell’8% nei primi sette mesi del 2026, con una perdita indicata in oltre 385 milioni di euro. Cia collega questa contrazione agli effetti dei dazi, che ostacolano l’accesso a un mercato importante per le produzioni italiane.
Reciprocità, controlli e tutela dei consumatori
Il presidente nazionale Cristiano Fini chiede che l’apertura ai mercati sia accompagnata da condizioni di concorrenza equilibrate. Al centro della posizione di Cia c’è il rispetto del principio di reciprocità, affinché i prodotti importati rispondano a garanzie coerenti con quelle richieste alle imprese europee.
La Confederazione evidenzia il divario tra gli standard su lavoro, utilizzo dei fitofarmaci e sicurezza alimentare applicati agli agricoltori italiani e le condizioni produttive di alcuni Paesi extra-Ue. Per questo sollecita controlli rigorosi alle frontiere e un rafforzamento della lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding, che richiama l’identità italiana senza corrispondere all’effettiva origine del prodotto.
Per Cia, tutelare il Made in Italy signific
a difendere sia il valore delle produzioni sia la possibilità dei consumatori di scegliere sulla base di informazioni chiare e riconoscibili.
Le richieste: contrastare le pratiche sleali e valorizzare il prodotto italiano
Accanto ai controlli sugli scambi, Cia chiede un’applicazione effettiva della normativa sulle pratiche commerciali sleali, per contrastare le vendite al ribasso che comprimono il reddito agricolo.
Tra le proposte avanzate dal presidio figura anche la richiesta di favorire il prodotto 100% italiano nelle mense pubbliche, negli ospedali e nelle scuole. L’obiettivo è rafforzare il rapporto tra produzioni nazionali e consumi, riconoscendo il valore del lavoro agricolo.
Fini ribadisce che la Confederazione chiede regole uguali per tutti: una condizione necessaria, nella posizione di Cia, per evitare che la competizione internazionale sacrifichi il reddito dei produttori e le garanzie per chi acquista.
Il 21 ottobre al presidio anche 30 agricoltori calabresi

Cia Calabria porterà queste istanze davanti a Montecitorio il 21 ottobre, con una nutrita delegazione composta da 30 agricoltori. A guidarla saranno il presidente regionale Nicodemo Podella e i tre presidenti provinciali Borruto, Milone e Pignataro.
La delegazione calabrese si unirà a quelle di Abruzzo, Umbria e Basilicata, raggiungendo complessivamente 130 agricoltori presenti nella giornata.
La partecipazione sarà un’occasione per rappresentare le difficoltà delle imprese regionali e sostenere le richieste nazionali su costi produttivi, remunerazione e trasparenza dei mercati. Per la Calabria, difendere le produzioni significa anche mantenere lavoro e attività economiche nei territori rurali, garantendo alle aziende condizioni sostenibili per continuare a produrre.
