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Dal campo alla tavola rincari fino al +421%, mentre l’olio d’oliva crolla a -50% e il gasolio impenna del 40%. Cia Calabria: “Abbandono delle aree interne e rischi idrogeologici se le aziende chiudono. Servono interventi urgenti sui bilanci”

Gli agricoltori incassano sempre meno, mentre i cittadini pagano sempre di più. I costi continuano a salire per entrambi ed è qui che “i conti non tornano”. Su questo doppio fronte si sviluppa la mobilitazione nazionale di Cia-Agricoltori Italiani a Roma. Il prossimo 21 ottobre toccherà alla delegazione di Cia Calabria presidiare Piazza Montecitorio, unitamente alle delegazioni di Basilicata, Abruzzo e Umbria per dare voce a un comparto ormai al collasso.

La protesta mette insieme agricoltori e cittadini contro gli squilibri di un sistema che scarica sui due anelli più deboli – chi produce e chi acquista – il peso di rincari e distorsioni. A livello nazionale l’inflazione è ai massimi da tre anni, con un balzo del 5,5% dei prezzi degli alimentari freschi, mentre i compensi riconosciuti ai produttori sul campo sono crollati: -50% per l’olio extravergine d’oliva, -24% per il latte e pesanti contrazioni per la frutta.

“Siamo dentro una tempesta perfetta, colpiti dagli effetti delle guerre e del cambiamento climatico -dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Gli agricoltori stanno lavorando con prezzi che non coprono neppure i costi di produzione, mentre nelle famiglie il carrello della spesa pesa sempre di più. Non possiamo accettare che chi produce cibo venga pagato sempre meno e chi lo compra sia costretto a pagarlo sempre di più”.

Il dramma della Calabria: costi stellari e rischio abbandono

La delegazione calabrese porta a Roma i dati di una crisi strutturale che sul territorio ha effetti ancora più devastanti. Tra il 2010 e il 2023, l’Italia ha perso il 30,3% delle sue aziende agricole. In Calabria, questa contrazione si traduce direttamente nell’abbandono progressivo delle aree rurali e interne, nella perdita irreparabile di biodiversità e nell’esposizione della regione a crescenti rischi idrogeologici. L’agricoltore è il primo custode del territorio; disarmarlo economicamente significa rinunciare alla resilienza climatica.

A dare visibilità a questa distorsione sono le tasche dei cittadini e i bilanci delle imprese. Una recente rilevazione in un mercato emblematico come quello di viale Papiniano a Milano evidenzia rincari spaventosi tra gennaio e ottobre: zucchine a +202%, carote a +102%, arance a +115% e mozzarelle a +102%. Questo raddoppio sistematico colpisce la sicurezza alimentare delle famiglie a basso reddito, costrette a ripiegare su cibi ultra-processati. Anche in Calabria i prezzi al dettaglio registrano incrementi che mettono in seria difficoltà i consumatori ma all’origine il produttore porta a casa prezzi risibili, sotto i costi di produzione.

Nel frattempo, la forbice dal campo alla tavola resta inaccettabile: le carote passano da 0,28 euro/kg sul campo a 1,46 euro al dettaglio (+421%) e l’uva da tavola da 0,58 a 2,99 euro (+416%); nelle piattaforme di e-commerce e per i prodotti confezionati di fascia premium, i prezzi stagionali possono spingersi fino a 4,20 – 4,50 €/kg. A questo si aggiunge l’impennata dei costi operativi: ad agosto 2026 i carburanti agricoli sono aumentati del 40% rispetto all’anno precedente e i fertilizzanti del 12%, con il gasolio agricolo che rispetto al 2021 ha registrato un incremento del 143%. Agli interventi di ristoro regionali devono aggiungersi interventi strutturali da parte del Governo nazionale – rimarcano da Cia Calabria.

Le richieste al Governo: dalle parole ai bilanci

“Agricoltori e cittadini sono sulla stessa barca -osserva il presidente di Cia Calabria Nicodemo Podella-. Dobbiamo unire le forze in un’alleanza strategica per spezzare la catena della speculazione”. Con il presidio del 21 ottobre, i delegati della Calabria chiederanno ai propri parlamentari regionali e al Governo nazionale impegni concreti che si misurino direttamente nei bilanci aziendali.

Le rivendicazioni della Cia sono chiare:

  • Contrasto severo alle pratiche sleali lungo la filiera e monitoraggio trasparente dei prezzi.
  • Interventi urgenti sui costi energetici e rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio agricolo.
  • Utilizzo delle risorse stanziate per i fertilizzanti anche per far fronte agli altri rincari produttivi.
  • Strumenti di programmazione per dare alle imprese agricole condizioni credibili per restare aperte.

Garantire un prezzo giusto all’origine non è solo una misura di equità contrattuale, ma il pilastro cardine della nostra sovranità alimentare. Se le aziende agricole continuano a produrre in perdita saranno costrette a chiudere, spingendo il Paese verso la totale dipendenza dall’estero. Difendere l’agricoltura calabrese significa difendere il territorio, l’economia e la spesa di tutti i cittadini.

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