Prosegue la mobilitazione nazionale “I conti non tornano”. La Confederazione contesta le risorse previste per la politica agricola dopo il 2027 e la riduzione della riserva di crisi. Fini: «La sicurezza alimentare non è negoziabile».
A Montecitorio la richiesta di una politica agricola più forte
Un bilancio europeo capace di affrontare le emergenze e una Politica agricola comune che garantisca prospettive alle imprese. Sono le richieste con cui Cia-Agricoltori Italiani apre la seconda settimana del presidio nazionale “I conti non tornano”, davanti a Montecitorio.
La mobilitazione richiama l’attenzione sulle scelte dell’Unione europea e sulle loro conseguenze per produttori, consumatori e territori rurali. Per la Confederazione, le sfide geopolitiche, economiche e climatiche richiedono una risposta comune più incisiva, sostenuta da risorse adeguate. Un’esigenza che riguarda anche l’agricoltura calabrese, dove la continuità delle attività produttive contribuisce alla tenuta economica e sociale delle aree interne.
Le critiche alla proposta sul bilancio europeo
Al centro della protesta c’è l’ultima proposta negoziale sul Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, la cosiddetta nego-box presentata dalla presidenza di turno del Consiglio Ue.
Secondo l’analisi di Cia, il documento non introduce finanziamenti aggiuntivi per l’agricoltura e mantiene la dotazione della Pac successiva al 2027 intorno ai 294 miliardi di euro. Restano inoltre irrisolti il tema dell’autonomia della politica agricola e quello delle garanzie vincolanti sulla quota del 10% destinata agli obiettivi rurali e sulle risorse derivanti dalla flessibilità di bilancio.
A preoccupare la Confederazione è anche la prevista riduzione della riserva di crisi agricola: da circa 900 a 630 milioni di euro annui, con un taglio vicino al 30%. Un ridimensionamento che Cia giudica incompatibile con l’aumento delle emergenze affrontate dalle aziende.
Fini: «Le promesse devono diventare impegni concreti»
Per il presidente nazionale Cristiano Fini, indebolire gli strumenti di sostegno all’agricoltura significa mettere in difficoltà un settore essenziale per l’approvvigionamento alimentare e la cura dei territori.
«Le promesse fatte agli agricoltori dalla presidente von der Leyen devono tradursi in impegni concreti, non restare sulla carta», afferma Fini, chiedendo un cambio di direzione nel negoziato.
La posizione della Confederazione è netta: il futuro agricolo europeo deve poggiare su maggiori certezze finanziarie e su una strategia di lungo periodo. La sicurezza alimentare, ribadisce il presidente, non può diventare una variabile subordinata ai compromessi sul bilancio.
Aiuti a chi produce e strumenti contro le emergenze
Cia chiede che la nuova Pac conservi una dimensione pienamente comune e autonoma, con un budget adeguato e aggiornato all’inflazione. Una programmazione eccessivamente demandata ai singoli Stati, avverte l’organizzazione, potrebbe accentuare le differenze tra i sistemi nazionali e creare squilibri nella concorrenza tra agricoltori europei.
Tra le priorità figurano il sostegno a chi produce e trae il proprio reddito dall’attività agricola, evitando di favorire le rendite passive, e il rafforzamento degli strumenti di gestione del rischio contro le emergenze climatiche e sanitarie.
La Confederazione sollecita inoltre l’accesso diretto dell’agricoltura al Fondo europeo per la competitività, per consentire alle imprese del settore di confrontarsi con gli altri comparti su condizioni equivalenti.

Una mobilitazione che riguarda anche i cittadini
Per Cia, le decisioni sulla Pac incidono sulla disponibilità di cibo, sulla tutela dell’ambiente e sulle prospettive delle comunità rurali. Il confronto sul bilancio europeo assume quindi un rilievo che va oltre gli interessi delle sole aziende agricole.
Il presidio proseguirà per chiedere risposte precise e impegni verificabili. Il messaggio della mobilitazione resta quello che ne accompagna il nome: se il sostegno all’agricoltura si riduce mentre costi ed emergenze aumentano, le conseguenze ricadono su produttori e cittadini. E i conti continuano a non tornare.